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Rimozione delle certezze limitanti: come uscire dalla zona di conforto

Le certezze sono pericolose. Quando di notte ti alzi per andare a bere un bicchiere d’acqua o per andare in bagno e, a luci spente, raggiungi la tua destinazione, senza accendere le luci, evitando ostacoli e passando i varchi delle porte. Tutto il tragitto si basa sulla certezza di conoscere alla perfezione i passi da compiere. Va tutto bene tranne quando una sedia è finita fuori dal suo posto. Le certezze ci rendono ciechi agli imprevisti. Le certezze possono costruire falsi limiti o barriere invalicabili. Queste vengono anche identificate come false credenze. I limiti e le barriere create dalle certezze e dalle false credenze definiscono una bella porzione della zona di conforto. Sono i limiti e le barriere più subdole, perché difficili da riconoscere e quindi da superare. Non è mica facile riconoscere una falsa certezza. Probabilmente è stata impiantata nella nostra mente in età infantile. Oppure ci è stata offerta come ancora di salvezza alla quali ci aggrappiamo in momenti di diff...
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Costruire e distruggere ponti: la metafora del movimento della zona di conforto

 Un ponte è quella struttura che da dove sei ti porta in un altro posto. Ti permette di fare il passaggio in modo semplice. Ti permette, quando vuoi, ti tornare indietro. Un ponte può scavalcare un fiume, una strada, rendendo semplice qualcosa di difficile. I ponti possono essere temporanei oppure pensati per resistere all’uso e al tempo. Alcuni ponti sono molto stretti, permettendo il passaggio di una persona alla volta. Altri sono molto larghi, tanto da far passare treni e convogli. La cosa più difficile nella vita è decidere quali ponti attraversare e quali bruciare. La metafora del ponte descrive bene l’idea di movimento della zona di conforto. Decidere di costruire ed attraversare un ponte vuol dire decidere di voler espandere la propria zona di conforto. Costruire un ponte vuol dire lavorare attivamente per raggiungere uno scopo. Distruggere un ponte, invece, vuol dire decidere di contrarre la zona di conforto. Alcuni ponti, quelli più belli e utili, rimangono anche a benefic...

L’inerzia immaginaria della zona di conforto

Spostare il confine della propria zona di conforto richiede impegno, perché deve essere un atto volontario. Ma questo è stato già detto. Allo spostamento, la zona di conforto oppone sempre una resistenza che si può manifestare in forme diverse. Ad esempio, la resistenza si può manifestare nell’apparizione di situazioni scomode e dolorose. Più forte è la radicazione della zona di conforto e maggiore sarà la resistenza e il dolore. Imparare a riconoscere queste situazioni aiuta a realizzare che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. Attenzione che non sto tessendo le lodi dell’autolesionismo. Sto solo dicendo che se decidiamo di espandere o contrarre il raggio d’azione della nostra zona di conforto è naturale che si manifesti una resistenza. E che la resistenza si può manifestare come situazioni scomode o dolorose. E che queste aiutano a crescere, a patto che il movimento sia volontario e non subito. Molte di queste situazioni, per fortuna, esistono solo nella nostra mente. Imparare ...

Relazione tra individui, organizzazioni e zona di conforto

 Ho già detto che il concetto di movimento della zona di conforto si applica agli individui come alle organizzazioni. Un’organizzazione può essere la famiglia, un’azienda, una società, un gruppo di lavoro. Individui ed organizzazioni trovano vantaggio a tenere in movimento la propria zona di conforto. Ad esempio, un'azienda può essere attiva in nuovi mercati o decidere di lasciarne degli altri. Acquisire nuove competenze e abbandonare vecchie tecnologie. I libri che raccontano delle epopee di aziende di successo possono tutti essere letti come esempi di movimenti, per percorsi ad ostacoli, della zona di conforto di un’organizzazione. A proposito, questa di leggere le storie di successo come esempi di movimento della zona di conforto è un esercizio che raccomando, perché permette di guardare l’epopea da un nuovo ed interessante punto di vista. Conviene però fare un’importante osservazione sulla relazione tra individui ed organizzazioni, proprio perché le organizzazioni sono fatte da...

Crescere vuol dire muovere la zona di conforto

 Decidere di tenere in movimento la propria zona di conforto e adottare le abitudini che ci aiutano in questo, vuol dire aver deciso di crescere. Anche se non sempre otteniamo ciò che ci aspettiamo, la decisione presa è corretta. È la decisione giusta. Per poter fare due passi avanti dobbiamo farne uno indietro. Viceversa, decidere di adagiarsi in una zona di conforto vuol dire aver deciso di decrescere. Non ho scritto di non crescere più, ma di decrescere. Tener ferma la propria zona di conforto vuol dire vivere la vita passivamente. Lasciare che sia qualcun altro a decidere cosa dobbiamo fare e cosa no. È questo il motivo principale per cui fermare il movimento della propria zona di conforto vuol dire decrescere. Perché il valore della propria vita diminuisce. Valutare la qualità delle proprie decisioni sul risultato immediato che otteniamo è un errore comune. Tenere ferma la propria zona di conforto può sembrare una buona scelta nel momento in cui diamo valore alla tranquillità ...

Immaginare e desiderare: le chiavi per vivere una vita piena

Uscire dalla propria zona di conforto è solo una semplificazione di un processo più articolato. È da intendere come innesco. Aiuta a far intuire che siamo destinati a grandi esperienze durante la nostra vita, a patto di poter immaginare qualcosa di interessante poco più in là il perimetro della nostra coscienza. Immaginare che ci sia qualcosa di interessante anche poco al di fuori del nostro raggio d’azione aiuta a distruggere la bolla della zona di conforto. Il fatto stesso di aver immaginato apre una breccia in un muro opaco. Desiderare il raggiungimento di un obiettivo lancia una corda srotolata verso il basso. Con un po’ di coraggio, possiamo calarci come un prigioniero che tenta la fuga annodando delle lenzuola. Immaginare e desiderare sono le capacità principali da coltivare per godere dell’occasione che è stata data ad ognuno di vivere una vita piena. Immaginare e desiderare ci permettono di vivere la vita che scegliamo di vivere. Altrimenti rischiamo di vivere una vita decisa d...

Contrazione della zona di conforto: come liberarsi del passato

 Un’altra citazione che ho letto e che mi è piaciuta dice: “Siamo il prodotto del nostro passato. Ma non per questo dobbiamo esserne prigionieri.” attribuita a Rick Warren. In questo pensiero trovo che si sintetizzi molto bene il concetto di movimento e di contrazione della zona di conforto. Essere il prodotto del proprio passato vuol dire trovarsi ad un certo livello di felicità e benessere della propria vita, grazie alle pulsazioni che abbiamo stimolato alla zona di conforto. Pulsazioni che indicano la vitalità; l’essere vivi; l’essere autori del proprio cambiamento. Non essere prigionieri del proprio passato indica, invece, il fatto che in modo conscio possiamo decidere di liberarci di qualcosa che ci tiene fermi. Proprio quello che finora abbiamo indicato come contrazione della zona di conforto. Queste contrazioni le immagino come i movimenti pulsanti delle meduse, che si spostano mediante movimenti ritmici del proprio corpo. A differenza delle meduse, il pulsare della zona di ...