Spostare il confine della propria zona di conforto richiede impegno, perché deve essere un atto volontario. Ma questo è stato già detto. Allo spostamento, la zona di conforto oppone sempre una resistenza che si può manifestare in forme diverse. Ad esempio, la resistenza si può manifestare nell’apparizione di situazioni scomode e dolorose. Più forte è la radicazione della zona di conforto e maggiore sarà la resistenza e il dolore. Imparare a riconoscere queste situazioni aiuta a realizzare che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. Attenzione che non sto tessendo le lodi dell’autolesionismo. Sto solo dicendo che se decidiamo di espandere o contrarre il raggio d’azione della nostra zona di conforto è naturale che si manifesti una resistenza. E che la resistenza si può manifestare come situazioni scomode o dolorose. E che queste aiutano a crescere, a patto che il movimento sia volontario e non subito. Molte di queste situazioni, per fortuna, esistono solo nella nostra mente. Imparare a riconoscerle aiuta a farle sparire o darle il giusto peso. In poche parole, ci aiutano a crescere.
La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio. Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo...
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