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Tieni in movimento la zona di conforto

Se uscire dalla zona di conforto è un consiglio limitato, cos’è che allora c’è di buono su cui possiamo costruire? L’idea che mi sono fatto è che uscire dalla zona di conforto è solo un passo di un processo più articolato.  Che gli individui e i gruppi sono parti attive di una spinta che tiene in movimento la zona di conforto. Qualche volta per spostarla un po’ più in là, altre volte per raggiungerla; altre volte per godere dei suoi vantaggi. Permanere nella zona di conforto è appagante. Si sta bene. Si godono i frutti del lavoro fatto per arrivarci. Riposiamo e ci ricarichiamo delle energie per spostarci in un’altra zona di conforto.  Diventa molto pericoloso non avere più nessuno stimolo per muoversi e cercare un altro posto dove stare un po’ scomodi per un po’. È molto pericoloso stabilire che finalmente siamo arrivati, adagiandosi in una routine che si ripete uguale giorno dopo giorno.

Sulla zona di conforto c’è qualcosa che non capisco

Spesso mi capita di leggere un consiglio, anzi il consiglio sulla zona di conforto, sempre lo stesso, anche se scritto in forme diverse: esci dalla tua zona di conforto, perché è lì che accadono cose meravigliose.  All’inizio mi sembrava un gran bel consiglio, per cui mi sono messo a pensare cosa volesse dire in pratica. Può significare imparare delle nuove competenze; fare nuove conoscenze; frequentare posti nuovi; cambiare posto a sedere quando alle conferenze ci si ferma per una pausa.  Però poi mi sono detto: va bene, mi è chiaro che stando fermo non otterrò mai niente di nuovo; ma una volta che mi sono spostato, ad esempio perché ho imparato a programmare in Python, poi cosa succede? Non è che mi ritrovo in un’altra zona di conforto?  Per dirla con le parole di Simon Sinek, il consiglio di uscire dalla propria zona di conforto mi sembra un consiglio finito. È la regola di un gioco finito: faccio la mia partita e un qualche indicatore mi dice se ho vinto o se ho perso...