Ho già detto che il concetto di movimento della zona di conforto si applica agli individui come alle organizzazioni. Un’organizzazione può essere la famiglia, un’azienda, una società, un gruppo di lavoro. Individui ed organizzazioni trovano vantaggio a tenere in movimento la propria zona di conforto. Ad esempio, un'azienda può essere attiva in nuovi mercati o decidere di lasciarne degli altri. Acquisire nuove competenze e abbandonare vecchie tecnologie. I libri che raccontano delle epopee di aziende di successo possono tutti essere letti come esempi di movimenti, per percorsi ad ostacoli, della zona di conforto di un’organizzazione. A proposito, questa di leggere le storie di successo come esempi di movimento della zona di conforto è un esercizio che raccomando, perché permette di guardare l’epopea da un nuovo ed interessante punto di vista. Conviene però fare un’importante osservazione sulla relazione tra individui ed organizzazioni, proprio perché le organizzazioni sono fatte da individui. Uno dei motivi per cui la zona di conforto di un individuo si ferma è dovuto alla tendenza dei singoli ad uniformarsi al gruppo, seguire una moda, identificarsi con un leader, una guida. Questa tendenza è del tutto normale, se si considera il fatto che l’essere umano è un animale sociale; che nella nostra evoluzione come specie l’appartenenza ad un gruppo è una caratteristica fondamentale. Questa stessa tendenza è allo stesso tempo una delle forze più subdole che tengono ferma la zona di conforto di un individuo. Per poterla superare ognuno di noi deve riconoscere la primaria responsabilità verso sé stesso e verso gli altri a vivere una vita piena e senza rimpianti. Dopo questa assunzione di responsabilità, è molto più facile avere una forte autostima e ignorare il giudizio degli altri. Individui ed organizzazioni sono complementari e danno i migliori frutti quando crescono in maniera paritetica.
La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio. Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo...
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