Decidere di tenere in movimento la propria zona di conforto e adottare le abitudini che ci aiutano in questo, vuol dire aver deciso di crescere. Anche se non sempre otteniamo ciò che ci aspettiamo, la decisione presa è corretta. È la decisione giusta. Per poter fare due passi avanti dobbiamo farne uno indietro. Viceversa, decidere di adagiarsi in una zona di conforto vuol dire aver deciso di decrescere. Non ho scritto di non crescere più, ma di decrescere. Tener ferma la propria zona di conforto vuol dire vivere la vita passivamente. Lasciare che sia qualcun altro a decidere cosa dobbiamo fare e cosa no. È questo il motivo principale per cui fermare il movimento della propria zona di conforto vuol dire decrescere. Perché il valore della propria vita diminuisce. Valutare la qualità delle proprie decisioni sul risultato immediato che otteniamo è un errore comune. Tenere ferma la propria zona di conforto può sembrare una buona scelta nel momento in cui diamo valore alla tranquillità della vita. Così come può sembrare una pessima scelta decidere di imparare una lingua straniera o mangiare in modo sano, quando dobbiamo rinunciare a qualche uscita in più con i propri amici di comitiva. Il giudizio che invece dobbiamo dare alle nostre scelte cambia nel momento in cui sappiamo che ad un certo punto dovremmo guardarci indietro per essere soddisfatti di tutto quello che siamo stati in grado fare.
La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio. Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo...
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