Un ponte è quella struttura che da dove sei ti porta in un altro posto. Ti permette di fare il passaggio in modo semplice. Ti permette, quando vuoi, ti tornare indietro. Un ponte può scavalcare un fiume, una strada, rendendo semplice qualcosa di difficile. I ponti possono essere temporanei oppure pensati per resistere all’uso e al tempo. Alcuni ponti sono molto stretti, permettendo il passaggio di una persona alla volta. Altri sono molto larghi, tanto da far passare treni e convogli. La cosa più difficile nella vita è decidere quali ponti attraversare e quali bruciare. La metafora del ponte descrive bene l’idea di movimento della zona di conforto. Decidere di costruire ed attraversare un ponte vuol dire decidere di voler espandere la propria zona di conforto. Costruire un ponte vuol dire lavorare attivamente per raggiungere uno scopo. Distruggere un ponte, invece, vuol dire decidere di contrarre la zona di conforto. Alcuni ponti, quelli più belli e utili, rimangono anche a beneficio di altri individui o organizzazioni. Guardando indietro al percorso fatto, possiamo riconoscere una vera opera architettonica fatta di ponti che definiscono gli ostacoli che aiutano a superare. È come se la vita di ognuno di noi fosse definita da cosa abbiamo voluto superare e in che modo.
La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio. Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo...
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