Le certezze sono pericolose. Quando di notte ti alzi per andare a bere un bicchiere d’acqua o per andare in bagno e, a luci spente, raggiungi la tua destinazione, senza accendere le luci, evitando ostacoli e passando i varchi delle porte. Tutto il tragitto si basa sulla certezza di conoscere alla perfezione i passi da compiere. Va tutto bene tranne quando una sedia è finita fuori dal suo posto. Le certezze ci rendono ciechi agli imprevisti. Le certezze possono costruire falsi limiti o barriere invalicabili. Queste vengono anche identificate come false credenze. I limiti e le barriere create dalle certezze e dalle false credenze definiscono una bella porzione della zona di conforto. Sono i limiti e le barriere più subdole, perché difficili da riconoscere e quindi da superare. Non è mica facile riconoscere una falsa certezza. Probabilmente è stata impiantata nella nostra mente in età infantile. Oppure ci è stata offerta come ancora di salvezza alla quali ci aggrappiamo in momenti di difficoltà o debolezza. Fortunatamente, le certezze come sono entrate nella nostra mente, alla stessa maniera ne possono uscire. Riconoscere l’esistenza di una certezza limitante è il primo passo per rimuoverla. Per farla crollare. Una certezza limitante identifica un pezzo di zona di conforto. Eliminare o depotenziare la certezza limitante è uno dei modi per tenere in movimento la zona di conforto. Ci viene dato, in questo modo, la possibilità di mettere piede in terreni non esplorati. Ancora vergini.
La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio. Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo...
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