La zona di conforto va quindi tenuta in attività, alternando espansione, movimento, contrazione. Ma cosa vuol dire questo in pratica? Partiamo dal movimento. Per un individuo o una comunità, movimento vuol dire agire in maniera deliberata perseguendo l’obiettivo di stare meglio. In molti ci hanno già spiegato quali sono le dimensioni che vale la pena considerare: il benessere fisico; quello spirituale; i rapporti d’amore con il prossimo; il benessere finanziario. Senza un ordine di importanza, queste sono le dimensioni che dobbiamo curare e migliorare per stare meglio.
Nel tentativo quindi di migliorare costantemente il nostro benessere o quello di una comunità, compiamo azioni in maniera deliberata, mantenendo in movimento la nostra zona di conforto. Qualche volta i risultati attesi non sono quelli desiderati, misurando una diminuzione del nostro benessere. Altre volte, si spera con una maggiore frequenza, misuriamo un aumento del benessere, nostro o della comunità. Quando scrivo di misurare il benessere, sono cosciente che sto accettando delle grosse approssimazioni. Come si può pensare di misurare con un numero la felicità? Ma voglio comunque correre questo rischio a favore di una maggiore semplicità ed efficacia di pensiero ed esposizione. Quindi, riassumendo, teniamo in movimento la zona di conforto con l’obiettivo di aumentare la nostra felicità. Qualche volta ci riusciamo e qualche volta no. In questo secondo caso impariamo una lezione per poter fare meglio le volte successive. Un passo indietro per farne due avanti. È proprio in quest’ottica che vanno visti i fallimenti. I fallimenti sono momenti di apprendimenti. Anzi, i fallimenti stampano il libro da cui possiamo imparare come crescere. In un ipotetico grafico che illustri il cammino di crescita, aspettiamo di poter vedere qualcosa del genere:
Nel corso della vita, qualche volta saremo in grado di accrescere la felicità. Altre volte, dovremo accettare di diminuire la felicità per imparare qualche lezione per il futuro
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