In parole molto semplici, credo che il consiglio di uscire dalla propria zona di conforto sia limitato e parziale. La zona di conforto è più un’opportunità che va saputa gestire.
Ancora in parole molto semplici, credo che la zona di conforto vada tenuta in movimento. Volendo rappresentarla come un cerchio e noi come un puntino limitato nello spazio dai confini della circonferenza, ecco cosa immagino.
Io, il puntino al centro della circonferenza, mi impegno e lavoro per ampliare il raggio del cerchio. Come se fosse il raggio d’azione delle mie competenze. Ad un certo punto ho costruito un cerchio più grande del precedente e mi sposto.
Il puntino che mi rappresenta si sposta dove sta un po’ meglio. Gode della nuova posizione, lasciando che il cerchio della zona di conforto si restringa. Il puntino si ricarica per poi riprendere il ciclo di espansioni e contrazioni.
Anzi il ciclo completo prevede: espansione, movimento, contrazione. E così via. Lo spostamento del puntino, quel puntino che ci rappresenta, traccia il cammino delle nostre vite. Da questo punto di vista, non possiamo mai uscire dalla nostra zona di conforto.
Quindi mi verrebbe da dire che invece di uscire dalla zona di conforto, il consiglio andrebbe riformulato in “tieni in movimento la zona di conforto”. Perché nel momento in cui decidi di tenerla ferma hai deciso di smettere di vivere la tua vita in modo attivo. Potremmo forse dire che abbiamo deciso di morire prima del tempo a nostra disposizione.
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