Se uscire dalla zona di conforto è un consiglio limitato, cos’è che allora c’è di buono su cui possiamo costruire? L’idea che mi sono fatto è che uscire dalla zona di conforto è solo un passo di un processo più articolato.
Che gli individui e i gruppi sono parti attive di una spinta che tiene in movimento la zona di conforto. Qualche volta per spostarla un po’ più in là, altre volte per raggiungerla; altre volte per godere dei suoi vantaggi.
Permanere nella zona di conforto è appagante. Si sta bene. Si godono i frutti del lavoro fatto per arrivarci. Riposiamo e ci ricarichiamo delle energie per spostarci in un’altra zona di conforto.
Diventa molto pericoloso non avere più
nessuno stimolo per muoversi e cercare un altro posto dove stare un po’ scomodi
per un po’. È molto pericoloso stabilire che finalmente siamo arrivati,
adagiandosi in una routine che si ripete uguale giorno dopo giorno.
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