Spesso mi capita di leggere un consiglio, anzi il consiglio sulla zona di conforto, sempre lo stesso, anche se scritto in forme diverse: esci dalla tua zona di conforto, perché è lì che accadono cose meravigliose.
All’inizio mi sembrava un gran bel consiglio, per cui mi sono messo a pensare cosa volesse dire in pratica. Può significare imparare delle nuove competenze; fare nuove conoscenze; frequentare posti nuovi; cambiare posto a sedere quando alle conferenze ci si ferma per una pausa.
Però poi mi sono detto: va bene, mi è chiaro che stando fermo non otterrò mai niente di nuovo; ma una volta che mi sono spostato, ad esempio perché ho imparato a programmare in Python, poi cosa succede? Non è che mi ritrovo in un’altra zona di conforto?
Per dirla con le parole di Simon Sinek, il consiglio di uscire dalla propria zona di conforto mi sembra un consiglio finito. È la regola di un gioco finito: faccio la mia partita e un qualche indicatore mi dice se ho vinto o se ho perso. Punto.
Il consiglio di uscire non ha più il suo valore. Qualcosa mi dice che l’atto di varcare un confine immaginario fosse solo un primo passo. Che qualcosa di meglio si poteva dire della zona di conforto e di come restarvi ed uscire può aiutare a migliorare la qualità della vita dei singoli e dei gruppi.

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